Dei castelli primitivi, il più intero o almeno il meglio in ogni sua parte riconoscibile, fra quanti rimangono in valle d'Aosta è quello di Graines. Gli altri che ho nominato, o vennero in processo di tempo trasformandosi ed acconciandosi ai crescenti bisogno della vita, o non mostrano che pochi ruderi a mala pena bastanti a rintracciarne la pianta.
Era giusto che Graines durasse più a lungo di ogni altro. Su di esso, collocato fuori dalle vie battute, il tempo giustiziere non doveva vendicare angherie e sevizie commesse a danno dei viandanti e la sua giacitura è tale e con sì perfetta armonia se lo immedesimano, le selve, i dirupi e le ghiacciaie vicine, che gli dura, astrazion fatta d'ogni curiosità storica ed archeologica, la ragion di essere, della assoluta bellezza.
La sua conservazione non è raccomandata nè da memorie storiche, nè da singolari fatti artistici; esso nulla più racconta intorno alle vicende dell'arte fortilizia, di quanto sia noto a tutti gli studiosi; non ha speciali pregi architettonici, nè di forma nè di costrutto; non ebbe forse mai o non serba pitture, onde non è a sperare che intervengano provvedimenti che lo salvino dall'ultima imminente rovina. Già la sua maschia torre quadrata è squarciata ad uno spigolo da una larga breccia apertavi da monelli, facile presa oramai all'azione corriditrice dei geli e dei disgeli, e già da quella le corre fino al sommo una fenditura che sembra farne pencolare un'intera parete (
*La prima edizione di questo libro è del Dicembre 1897 - In capo a quattro anno la temuta rovina è avvenuta. La torre è caduta nella primavera del 1901. nda). La voce che vi fosse nascosto un maraviglioso tesoro, fu causa che se ne smuovessero qua e là le fondamenta: per buona sorte il tesoro è in voce pure d'incantato, onde l'opera vandalica de' suoi cercatori fu sempre ristretta a due giorni soli dell'anno, anzi ad un giorno ed una notte; il giorno del Venerdì santo e la notte di San Giovanni, sacri alla sospensione degli incantesimi.
La bellezza del castello di Graines è bellezza tutta ideale: non si specializza, non si scompone, non procede da precetti estetici applicati a questa od quella arte, e non vi conduce. Essa è così immateriale che a volercela cercare da vicino sparisce. Nessuno salga fin sotto le mura, nessuno vi penetri se non vuole dissolvere la maestosa immagine spettrale e ridurla ad una informe carcassa petrosa. In pochi luoghi la realtà è come in quello, così nemica della bellezza. Al più interessa notare da presso una certa ingenua cura artistica nella costruzione della minuscola cappella chiusa nel mezzo della cinta, ove sono accennati nell’abside sotto l’appoggio del tetto, quei piccoli archetti che danno tanta grazia e tanta leggerezza alle absidi bizantine e lombarde. Solo che in quelle, alti archetti aggettano sul muro e fanno cornice, mentre qui vi stanno incastonati nel pieno e non appaiono se non alla disposizione a sesto di certe pietre non dirò meglio tagliate, poiché non sono tagliate nemmeno quelle, ma più regolari e di tutte le altre ond’è composta la massa murale. Nascosto quasi nel pieno del muro e ridotto a minime proporzioni, il rozzo ornamento privo di ogni bellezza intrinseca desta un elemento di pura idealità. Quell'embrione d'arte, rivela dei suoi artefici un elemento intenzionale così intenso, così ingenuo, così povero di mezzi che induce in noi, a considerarlo, la stessa compiacenza intenerita, che ci danno certi macchinosi trastulli dei nostri bambini.