E‘ un castello fantasma. Non presenta pregi architettonici, non evoca memorie storiche, non è mai stato abitato. Per la stessa sua ubicazione, addentro alla valle di Challant, all’imbocco del selvaggio valloncello della Ranzola, è un enigma. Non si capisce perchè sia stato eretto, e cosa abbia fatto , dall’alto della sua rupe: non passanti da predare, non varco da difendere, non rivali da rintuzzare e nemmeno terre da proteggere e villani da sottomettere.
Una cinta merlata che gira sull’orlo d’una gobba rocciosa, una torre cieca con base scarpata e porta d’accesso in alto, un fabbricato annesso formante un solo ambiente con porta finestra e camino, una cappelletta con in piedi abside e facciata: ecco tutto ciò che rimane del castello di Graines. Costruzione primitiva del X secolo, rozza e priva di qualsiasi accenno decorativo, salvo due ingenui archetti incastrati nel muro della cappella.
Il castello di Graines è stato adibito unicamente a temporaneo rifugio per la gente del luogo, per asserragliarvisi nei momenti di panico, allorquando nella valle comparivano bande di razziatori.
Posizione inespugnabile e sicura al cento per cento; bastava che gli assediati facessero rotolare giù per la cinta valanghe di sassi, per sbandare gli assalitori, come fà una schioppettata di uno stormo di quaglie.
Dei castelli primitivi, quello di Graines è il meglio conservato; da lungi, sembra intatto, rispettato come per miracolo da secoli di abbandono. La salda costruzione ha resistito al tempo, e gli uomini, non avendovi nulla da rapinare, non l’hanno molestato: le cave di pietra non fanno difetto nei dintorni.
Il castello di Graines, bisogna vederlo da lontano, nella cornice dell’aspro paesaggio che lo circonda; allora, dall’alto del suo piedistallo di roccia ferrigna, ha un aspetto veramente maestoso. Come certi scenari, incomprensibili garbugli di colori e di linee, se visti da vicino, congegnati in prospettiva e colpiti dal combinato fuoco dei riflettori, prendono vita e danno l’illusione perfetta della realtà, così il castello di Graines, a seconda del gioco delle luci e dei punti di vista dai quali lo si osserva, assume sembianze variamente espressive. Ora, pare schizzato alla svelta con nervose spatolate di smaglianti colori, che animano il quadro, danno alle mute cose una parvenza di vita, infondono all’insieme i caratteri di una individualità inconfondibile; ora, invece, il castello, svaporato in tonalità fluide, si libra aereo, spettrale, come di fata morgana.
La signoria di Graines risale al re di Borgogna Sigismondo, il quale, nel 517, l’avrebbe data in feudo all’abbazia di San Maurizio, nel Vallese, assieme ad altre terre augustane. Verso la fine del XII secolo, gli abati, che forse in settecent’anni non conobbero che di nome questo loro feudo, lo cedettero ai visconti di Aosta, i Challant, mediante un tributo annuo di venti soldi viennesi, e un placito di quaranta soldi ad ogni trapasso di signore. Tale investitura, i Challant riconobbero sempre fino al 1727, anno in cui fu dichiarata nulla e decaduta, da un rescritto della Camera dei Conti del re di Sardegna.